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Cambiare dominio è rischioso per la SEO

Cambio dominio: i rischi SEO che devi conoscere (e come proteggerti)

Stai pianificando un rebrand o solo una migrazione?
Ti spiego perché la SEO è in pericolo e qual è la procedura esatta per non perdere traffico e posizionamento.

Se sei qui, probabilmente hai già preso una decisione importante: cambiare casa al tuo sito web.

Magari è un rebranding in grande stile, magari stai passando da HTTP a HTTPS (spero vivamente tu l'abbia già fatto!) oppure stai semplicemente cambiando piattaforma e/o dominio.

Qualunque sia il motivo, devo dirti subito una cosa: la SEO è in pericolo!

Lo so, sono diretto ma non voglio farti illudere. Una migrazione fatta male può distruggere anni di duro lavoro e far crollare il tuo traffico organico in un modo che nemmeno l'ultimo aggiornamento di Google (ah, Google, sempre con la G maiuscola!) era riuscito a fare.

Ma non temere! Con la giusta strategia e seguendo passo dopo passo questa guida, non solo proteggerai il tuo posizionamento, ma potresti persino uscirne più forte di prima.

Dopo la richiesta di una mia Cliente per un cambio di marchio (e di dominio), ho pensato di rinfrescare un mio vecchio articolo sullo stesso argomento e di proporre questo nuovo articolo aggiornato al 2025 con lo scopo di far comprendere ai miei lettori quanto sia delicata questa operazione e fornire loro almeno qualche informazione di base per affrontarla.

 Ecco i punti che vedremo insieme:

I rischi della migrazione: perché la SEO trema?

Problema sito scomparso

Per capire come proteggerti, devi prima sapere da cosa ti devi difendere. Quando sposti un sito, stai essenzialmente chiedendo a Google di dimenticare l'indirizzo vecchio e imparare quello nuovo. Sembra facile ma per un motore di ricerca è come se il tuo sito fosse scomparso per un po'.

I rischi principali che corri sono:

  • Perdita di link juice e autorevolezza: ogni link in entrata (backlink) che puntava al tuo vecchio indirizzo conferiva "potere" e autorevolezza. Se non dici a Google che quel potere deve essere trasferito al nuovo URL, lo perdi.
  • Errore nella scansione e nell'indicizzazione: se Google non riesce a scansionare il nuovo sito o, peggio, trova pagine bloccate o con errori, non le indicizzerà. Risultato? Scompaiono dalla SERP.
  • Crollo temporaneo (o permanente) del traffico: la migrazione crea sempre un po' di instabilità. Un calo è normale, ma se non agisci bene, quel calo può diventare un disastro a lungo termine.

Il mio obiettivo? Rendere questo passaggio il più fluido e indolore possibile.

Fase 1: la preparazione Iniziale

Preparazione migrazione sito

Prima di toccare qualsiasi cosa, devi pianificare. Lo so, è la parte meno divertente ma è la più importante. Considerala la tua "lista della spesa" per il trasloco.

  1. Analisi del Sito Vecchio:
    • Fai un crawl completo del tuo sito vecchio (con tool come Screaming Frog o simili).
    • Scarica l'elenco di tutti gli URL del sito attuale. No, non solo quelli che ti piacciono, tutti!
    • Identifica le pagine più performanti (quelle con più traffico e posizionamento, usando Google Search Console e Analytics o altro strumento equivalente). Queste sono le pagine da trattare con guanti di velluto.
  2. Imposta il Nuovo Dominio:
    • Assicurati che il nuovo sito sia configurato per essere scansionabile (nessun noindex o blocco nel robots.txt per le pagine finali).
    • Verifica che la struttura sia pronta per ospitare i vecchi contenuti.
  3. Il Contenuto è il Re (e la Regina!):
    • Decidi cosa tenere, cosa eliminare e cosa aggiornare. Non sprecare questa occasione per fare un po' di pulizia di primavera. Migrare 1000 pagine inutili ti costa solo tempo e rallenta la ripresa.
    • Se il contenuto non cambia, bene. Se cambia, assicurati che i nuovi testi siano ottimizzati.

Fase 2: la mappatura degli URL

Mappatura e redirezione degli URL

Questa è la parte più critica dell'intera operazione. Se sbagli qui, è finita. La mappatura degli URL è un foglio di calcolo che funge da traduttore tra il vecchio e il nuovo indirizzo.

Devi creare una lista del genere:

  • URL Vecchio: https://vecchiodominio.it/vecchia-pagina
  • URL Nuovo (Destinazione): https://nuovodominio.it/nuova-pagina
  • Tipo di Redirect: 301

Il mio consiglio spassionato: sii maniacale. Ogni singolo vecchio URL deve puntare al suo corrispettivo più rilevante sul nuovo dominio.

Cosa succede se una pagina sparisce?

Se hai deciso di eliminare una vecchia pagina (bravo, hai fatto pulizia!), non farla finire in un anonimo errore 404.

  • Trova una pagina tematicamente vicina sul nuovo sito e reindirizza lì. Ad esempio, se elimini una pagina su "ricette facili per l'estate", reindirizzala alla categoria generale "ricette facili".
  • In casi estremi, se non trovi una destinazione logica, reindirizza alla homepage, ma usalo con estrema parsimonia. Eventualmente valuta anche la possibilità di segnalare a Google che la pagina è andata via per sempre con un messaggio 410 ("Gone" = "Andata").

La regola d'oro è: redirect 301 (permanente), sempre.

Il 301 è il segnale che dice a Google: "Non sono solo temporaneamente via, mi sono trasferito qui per sempre. Trasferisci la mia eredità, grazie!"

Fase 3: le operazioni cruciali di Redirect 301

Impostazione Redirect 301

Una volta che hai la tua mappa (il tuo file di testo sacro), è ora di implementare i reindirizzamenti.

Implementazione dei redirect

A seconda della tua piattaforma e del tuo server, implementerai i redirect in modo diverso:

  • Server Apache (il più comune): utilizzando il file .htaccess. Questo è potente, ma un errore può bloccare l'intero sito. Sii preciso!
  • Server Nginx: tramite il file di configurazione del server.
  • CMS (es. Joomla o WordPress): usando plugin specifici, anche se i redirect a livello server sono sempre preferibili per la velocità.

In genere io uso entrambe le tecniche per gestire diversi tipi di URL ma sarebbe troppo complicato spiegare in che modo valuto i diversi casi.

Attenzione ai loop! Un redirect loop accade quando A reindirizza a B, e B reindirizza accidentalmente di nuovo ad A (o a una catena di pagine che tornano all'inizio). Questo fa impazzire il bot di Google e anche i tuoi utenti. Verifica sempre che non ci siano catene troppo lunghe (es. da A a B a C) e che non si creino loop infiniti.

Aggiornamenti interni

Dopo i redirect, devi assicurarti che tutti i link interni (nel menu, nel footer, nei contenuti delle pagine) puntino al nuovo dominio. Lasciare link interni che puntano al vecchio dominio è un errore da principianti che rallenta tantissimo il processo di consolidamento.

Fase 4: le verifiche post-lancio

Verifica della migrazione

Il giorno della migrazione è arrivato. Hai fatto la festa, ma il lavoro non è finito. Ora inizia la fase di convalida.

Google Search Console (GSC)

  • Notifica il cambio di indirizzo: se stai cambiando solo dominio, usa lo Strumento Cambio di Indirizzo in GSC (sotto Impostazioni > Cambio di Indirizzo) sul vecchio. Questo è il modo più forte e ufficiale per comunicare a Google il trasloco.
  • Verifica la proprietà: aggiungi e verifica la proprietà del tuo nuovo dominio in GSC.
  • Invia la nuova sitemap: carica la sitemap.xml del nuovo sito in GSC. Questo aiuta Google a scoprire tutte le tue nuove pagine rapidamente.

Controlli immediati

  • Verifica i redirect delle pagine top: controlla manualmente che i tuoi URL più importanti (quelli che ti portano più traffico) reindirizzino correttamente.
  • Link rotti: riavvia un crawler sul vecchio dominio e verifica che ogni pagina reindirizzi con un codice 301 e non con un 404. Fai lo stesso sul nuovo dominio per assicurarti che non ci siano link interni rotti.

Fase 5: il monitoraggio costante

Controllo migrazione in porto

Hai implementato tutto, hai notificato Google... e ora? Ora devi stare lì con il binocolo in mano, pronto a intervenire.

I punti da monitorare:

  1. Copertura e Errori GSC:
    • Nel GSC del nuovo dominio, controlla il report Copertura. Inizialmente vedrai le pagine del vecchio sito in stato "Reindirizzate", e poi vedrai il numero di pagine valide del nuovo sito salire.
    • Monitora l'area Errori per vedere se ci sono 404 inaspettati (se appaiono, correggi i redirect immediatamente!).
  2. Traffico Organico (Analytics o strumenti equivalenti):
    • Aspettati un calo, l'ho già detto. L'importante è che la discesa sia limitata e che la ripresa inizi entro 1-4 settimane. Se dopo 4 settimane il traffico non accenna a risalire, c'è un problema serio e devi rivedere la mappatura e i redirect.
  3. Posizionamento per le Keyword Principali:
    • Tieni d'occhio le tue parole chiave più importanti. Google impiega un po' per consolidare l'autorità sul nuovo dominio. Se vedi fluttuazioni, mantieni la calma, ma se perdi posizioni cruciali, è un campanello d'allarme.

Ultimo consiglio: non aver fretta!

Google ha bisogno di tempo per elaborare centinaia o migliaia di redirect 301. Per alcuni siti il consolidamento può richiedere da qualche settimana a diversi mesi. Il mio lavoro (e il tuo), è garantire che Google non perda tempo prezioso.

Se hai seguito ogni singola istruzione qui sopra, hai fatto tutto il possibile per proteggere il tuo business. Hai costruito un ponte solido tra il vecchio e il nuovo indirizzo e ora non ti resta che monitorare il tuo sito mentre si avvia verso un futuro di successi. In bocca al lupo con il tuo "trasloco digitale"!

Se hai bisogno di aiuto...

 

 

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